THE GAME

di David Fincher

E’ stata una strana sensazione quella che ho provato immediatamente dopo aver visto la nuova pellicola di David Fincher, una sorta di perplessità mista a una lieve inquietudine, e un brutto sospetto : l’impressione che, gira e rigira, alla fine The Game sia solo uno dei tanti, mediocri film americani. Ma è solo un momento, perché sono sufficienti pochi minuti di riflessione per rendersi conto che in realtà The Game è un film piuttosto interessante, e in un certo senso provocatorio.

Se ne “I soliti sospetti” di Brian Synger lo spettatore non poteva giungere alla verità perché ciò che vedeva erano le immagini di un falso racconto, in The Game Fincher spiazza e disorienta lo spettatore utilizzando in maniera spregiudicata i meccanismi del thriller, giocando cioè con la nostra capacità di riconoscere i clichè del film di genere e la loro funzione narrativa, per coglierci di sorpresa smentendo di volta in volta le nostre intuizioni attraverso imprevedibili e sconcertanti cambi di tono. Da qui il nostro senso di confusione e straniamento, quasi di impotenza di fronte ad una vicenda che stentiamo a riconoscere e che ci impedisce perciò una completa identificazione con i personaggi sullo schermo, in particolar modo con il protagonista. Capire dunque se il gioco nel quale resta intrappolato Michael Douglas sia finzione o realtà diventa praticamente impossibile perché siamo noi stessi a dare dei significati sbagliati alle immagini che vediamo, significati che sono frutto della nostra esperienza di spettatori e niente altro. Detto brutalmente, ci freghiamo con le nostre stesse mani.

Non sono quindi d’accordo con quei critici che hanno parlato male del film, e anche per questo mi piacerebbe potere approfondire la mia analisi per meglio chiarire i motivi del mio giudizio, che in queste poche righe restano sicuramente un po’ confusi e oscuri; purtroppo evidenti e oggettive ragioni di spazio me lo impediscono, ma ciò non significa che in un prossimo futuro non sarà possibile farlo, magari all’interno di una nuova rubrica di Falso Movimento.

Boris Maccario

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