COSA FARE A DENVER QUANDO SEI MORTO

Diretto dal giovane Gary Fleder e prodotto dai fratelli Weinstein, nonostante gli spunti interessanti lascia un po’ l’amaro in bocca: la storia, concepita come punto d’incontro tra Carlito’s way e Pulp Fiction, ha alcuni tempi morti e risulta inevitabilmente debole per la scarsa caratterizzazione dei personaggi e delle vicende. Decisamente valide, invece, le scelte tecniche: un montaggio molto veloce, con inquadrature ben costruite, e soprattutto una fotografia particolarissima, fatta di chiaroscuri, di colori quasi sempre attenuati da un filtro blu abbastanza pesante ma mai eccessivo, alternato in rari momenti con dei rossi chiari accesi che danno improvvisa luminosità. Molto bravi gli attori, capeggiati dal sottovalutato Andy Garcia che ancora una volta dà una grande prova di recitazione. Questo sconosciuto Fleder, dunque, pur avendo alcuni limiti – soprattutto narrativi – derivanti anche dalla sua giovane età, dimostra di essere un autore da seguire, interessante sul piano tecnico, ed erede di una scuola prestigiosa dalla quale, se riuscirà a non farsi condizionare del tutto, non potrà che trarre benefici.

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