American History x [ITA]

Un anonimo commentatore ha iniziato la sua recensione su IMDB dicendo “probabilmente è il più bel film che ho visto”. Tre quarti del pubblico presente in sala l’altra sera si è fatto scappare dichiarazioni tipo “schifoso”, “ma come hanno fatto?”, “altro che Oscar”. Pur propendendo per la seconda scuola di pensiero, cercherò di sondare il terreno per capire anche la prima che, tutto sommato, credo abbia una sua dignità. American History x è un film tutt’altro che facile, trattando un argomento decisamente scottante che ha a che fare con la contemporaneità e con una forma di violenza decisamente comune. È un film da cui è difficile non farsi coinvolgere proprio per la crudezza e la profonda realtà di ciò che racconta. È un film che deve quasi tutto allo straordinario Edward Norton, che convince sempre, anche quando il racconto fa acqua, ma anche al resto del cast (da notare il magico Elliott Gould) che in linea di massima funziona molto bene. Ma è anche un film ben strutturato nella regia, con un’alternanza tra b/n e colore non banale, con una scelta delle inquadrature molto azzeccata che farà impazzire i numerosi fan della semiologia e con una fotografia che, curata dallo stesso regista Tony Kaye, fornisce a tutte le scene l’atmosfera cupa della tragedia. Fino a qui sembrerebbe una recensione di elogio. E quasi quasi si potrebbe dire che lo è. I problemi entrano in campo, per così dire, a livello culturale. Sì, perché questo non è un film da pubblico italiano e nemmeno da pubblico europeo: è un film che affronta vari temi importanti, come il razzismo, i problemi familiari, i problemi personali di un uomo che si rende conto di avere sbagliato tutto, persino è in qualche misura un film sul destino, ma si occupa di ogni singolo problema con un’ottica ed una mentalità assolutamente americani. Con questo non voglio associare, come troppi già fanno, l’aggettivo “americano” a qualcosa di negativo. Si tratta piuttosto, come ho già detto, di un problema culturale: noi questioni del genere non le affrontiamo così, né moralmente né mentalmente. Per una volta entrano davvero in gioco i grandi film italiani del passato o quelli francesi, perché è da essi che abbiamo imparato a raccontare e a farci raccontare storie importanti sullo schermo. E così, quando lo fa un americano volenteroso, può capitare, come in questo caso, che le differenze di pensiero siano troppo elevate e si frappongano fra noi e il film come un muro. Peccato perché American History x, a ben pensarci, non è così da buttare come può sembrare in un primo momento. Anzi, se si considera che è stato ideato e diretto da un americano cinquantenne quasi esordiente arriverei quasi a definirlo un film coraggioso. In America, ovviamente. Ecco allora che mi sembra di comprendere un po’ di più quell’anonimo commentatore di IMDB: il film più bello che ha visto? Perché no? Credo che per un diciottenne americano o inglese questo possa essere davvero un gran film, e non lo dico ritenendo i suddetti diciottenni dei minorati mentali, beninteso. È solo che qualche volta, per quanto aperto uno sia di cervello, la cultura di un paese diventa un muro impenetrabile: non siamo abituati a vedere film d’impegno civile così romanzati e dubito fortemente che in futuro potremo abituarci.

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