L’ODIO

Vedere questo film mi ha fatto stranamente pensare ad altri film italiani. L’emarginazione della periferia, l’esistenza ai limiti della sopravvivenza, la voglia di gridare IO ESISTO, la necessita’ di differenziarsi, sono state raccontate con uno stile simile a quello di altri autori italiani.
L'”Accattone”di Pasolini aveva in piu’ il gergo, carente nella traduzione italiana di questo film (come detto in it.spettacolo), inoltre la sua periferia romana e’ molto simile anche se monoetnica. L’impossibile fuga dal ghetto mi ricorda la Mery di “Mery per sempre”,con i suoi amici che per lavorare come apprendisti devono avere “l’esperienza”.
Il poliziotto che da del lei al ragazzo algerino e quello che cerca di avere un dialogo con i ragazzi anche perche’ immigrato come loro, sono delle scene che mi hanno colpito positivamente perche’ si staccano da una facile faziosita’ che spesso trionfa in manicheismi irreali.
Un altro esempio viene dalla macchina dell’amico dei protagonisti, bruciata da amici comuni durante gli scontri con la polizia, che mi ha ricordato quella 126 ribaltata a Milano durante la manifestazione nazionale dei centri sociali, che solo perche’ leggera divenne facile preda della rabbia incontrollata.
Ogni altra opinione e’ indispensabile.

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