Il giardino delle vergini suicide

Regia Sofia Coppola, con James Woods, Kathleen Turner, Kirsten Dunts, Danny De Vito.

Ottimo esordio, quello di Sofia Coppola, la figlia di Francis, che, con quest’opera, scandaglia la mentalità bigotta w.a.s.p. degli anni ’70, con rara sensibilità, e, nello stesso tempo, ci regala un ritratto di un tipo di femminilità agli antipodi di quella da copertine di rotocalchi, a cui ci siamo abituati. Tratto da un libro, che, lo stesso autore ha definito, inadattabile per lo schermo, Sofia ha dimostrato di avere una padronanza della regia notevole per una trentenne, anche se figlia d’arte.
Le sorelle Lisbon sono cinque splendide ragazze figlie di una mamma un po’ troppo formalista, e chiusa, e di un padre praticamente assente, che, non perde occassione per ricordare agli amici maschi delle figlie le sua avventure durante la seconda guerra mondiale.
La vita di questa esemplare famiglia protestante del Michigan viene sconvolta dal tentato suicidio della più piccola Cecilia: fatto di per sé, già estremamente drammatico, a cui va a assomarsi il bigottismo della signora Lisbon, per la quale il suicidio è il più grave peccato mortale.
Ed è qui che si gioca la dicotomia vita-morte rovesciata: le cinque ragazze anelano tutte alla libertà, che non potranno mai avere in quella prigione che è l’istituzione famiglia, la loro libertà potrà essere solo quella estrema di dire addio a tutto.
La più piccola durante una festa, data in suo onore, porterà finalmente a termine il suo progetto suicida, mentre le altre, poco alla volta, si chiuderanno in se stesse, non senza aver fatto dei tentativi di avere una vita di relazioni normale con i loro coetanei, continuamente osteggiati dalla madre, fino allo scioglimento finale del loro patto.
Di grande pudore, la trovata di far raccontare la storia della breve vita delle cinque sorelle Lisbon dai loro amici maschi, dell’epoca: il film è ambientato nel ’76, che, diventati uomini, cercano di fare chiarezza sul mistero delle sorelle Lisbon. Bellissima la sequenza in sovraimpressione delle cinque sorelle in ambiente bucolico, mentre i compagni leggono i loro diari: pudica e sensuale nello stesso tempo: “Le ragazze fanno finta di non capire, ma in realtà sanno tutto di noi maschi, sanno quello che vogliamo, che cosa pensiamo”. Dopo la festa della scuola, Lux, la più spregiudicata, non torna a casa, ma passa la notte con un ragazzo, la mamma non digerirà quest’affronto: le sorelle Lisbon non usciranno più di casa. A nulla serviranno i tentativi dei ragazzi di mettersi in contatto con loro, le ragazze li chiameranno solo per farli assistere alla tragedia finale, che, però, per le loro anime così vicine alla natura, cosa che Sofia Coppola ci suggerisce in più di una sequenza, rimane l’unica via di salvezza, e di ricongiungimento con la vita che era stata loro negata.

Ambrogio Attolini
ambroatt@tiscalinet.it

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