TU RIDI

1998, con Turi Ferro, Antonio Albanese, Sabrina Ferilli.

Regia di Paolo e Vittorio Taviani.

Felice la notte non riesce a dormire, ride…

Ma non ricorda il suo sogno. Adesso fa il contabile al teatro dell’Opera e un infarto lo ha cacciato per sempre dalle scene. Era baritono. Felice rincorre il suo sogno e poi lo scopre. Allora prepara la vendetta.

Cento anni prima in Sicilia si consuma il sequestro Ballarò, cento anni dopo il sequestro di un ragazzino di 12 anni che resta con il suo sequestratore in un misterioso albergo proprio alle pendici di quel monte.

I due episodi di Tu Ridi si legano nella violenza. I personaggi ispirati a Pirandello subiscono lo smacco di tutta un’umanita prevaricata dall’ingiustiza, dall’ignoranza, dal potere. Mito e ferocia si mescolano e sono lo sfondo per incontri che appena si accennano nell’impossibilità della vita. Non é permesso l’amore, è proibita l’amicizia, contano solo le regole dell’ineluttabile destino.

Nell’episodio di Felice, la corsa in taxi saluta un’umanità già da sempre condannata, ma il saluto ride; il ragazzino rivede la madre e la sorella, mentre il suo sequestratore lo porta in quel misterioso albergo, ma lui urla, non può ancora ridere, ed entrambi i viaggi portano alla morte.

Gli sguardi di tutti i secoli si concentrano nel Bacio di Giuda, l’uomo tradito trova qui il suo palcoscenico e per poi ritornare nell’ombra.

La macchina da presa scava nella storia, assedia il destino e lo circonda, nei totali delle città, nei travellings sulle case. Circoscrive gli eventi e li rende universali.

Il tempo della felicità qui è solo un accenno a cui segue lo spazio della tragedia.

E chissà se qualcuno riuscirà mai a leggere quel messaggio lasciato lì sulla spiaggia, nella tasca di una giacca…

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