ROUNDERS

Un film di John Dahl scritto da David Levien e Brian Koppelman con Matt Damon Edward Norton John Turturro Gretchen Mol Famke Janssen John Malkovich Martin Landau

I film sul mondo del gioco d’azzardo sono quasi tutti memorabili, forse perchè molti di essi sono grandi film o forse perchè il loro numero, in fin dei conti, è decisamente esiguo. Più probabilmente perchè l’argomento ha un fascino notevole e di sicura presa sul pubblico. Nel caso specifico Matt Damon, questa volta senza mettere mano alla sceneggiatura, nella parte dello studente povero ma comunque studente di giurisprudenza – uno dei suoi cavalli di battaglia fin dai tempi dell’accoppiata Coppola / Grisham – affronta con un certo successo il mondo del poker per mantenersi gli studi. Si trova quindi diviso tra due mondi, quello della bella università e quello dei bassifondi e dei casinò, dove, sebbene gli intellettuali non siano molti, i soldi abbondano. Naturalmente si metterà nei guai per tenere fede ad un patto di amicizia, naturalmente farà il colpaccio, naturalmente la ragazza che lo aveva lasciato gli dirà con sguardo lascivo “richiamami”. E, naturalmente, tutto questo accadrà grazie al consiglio del saggio professore che gli farà finalmente capire quale sia la sua vera vocazione.

Detto questo, bisogna ammettere che dietro l’apparente banalità della storia ci sono elementi di grande interesse. Innanzitutto l’immagine del gioco, che per buona parte del film viene palesemente presentato in maniera “politically correct” come una vera e propria droga, viene improvvisamente capovolta grazie ad un intervento un pò scontato ma tutt’altro che ordinario. Il poker – dipendente malato Matt Damon, che a vedere la bella e bionda fidanzatina sembra destinato inevitabilmente a redimersi intraprendendo una straordinaria carriera forense, si redime al contrario mollando l’università e accettando finalmente la sua vera natura: quella di giocatore al cento per cento. Certo la cosa – siamo pur sempre in America – viene molto mitigata da una serie di buoni sentimenti e di pillole di filosofia che potevano anche risparmiarci, ma ammettiamolo: il giochino del capovolgimento di situazione funziona.

Ma non basta: altri elementi, a livello di sceneggiatura, sono decisamente apprezzabili. Ad esempio il fatto che il poverino sogni di andare al grande torneo (cosa assolutamente già vista e rivista, fin dai tempi del terrificante Over the top) e che alla fine ci vada anche ma – colpo di scena – non lo vediamo nè mai sapremo se avrà successo o no. Sembra poco, ma per un film di questo calibro non è niente male (pensate a Maverick, ad esempio…). Infine l’ambientazione, in un mondo continuamente in bilico tra passione e criminalità, tra pittoresche bische newyorkesi e pacchiani casino di Atlantic City, un mondo così ben delineato da rendere persino poco fastidiosa la comparsa di punto in bianco della mafia russa.

Dunque, dopo analisi stentate e qualche zoppicante tentativo di salvataggio, finalmente la verità: Rounders è un film che parte da un ottimo spunto, per nulla banale e anche piuttosto intelligente. Ma scade, almeno ad un primo livello, nella banalità più completa, e questo puzza terribilmente di necessità commerciali e mercato dell’home video, in una parola odora terribilmente di superficialità ricercata (che è peggio di quella congenita…). E’ un film con una sceneggiatura volutamente mediocre, che si salva per un cast a dir poco eccezionale (inutile dire che Turturro, Malkovich e il vecchio Landau sono perfetti, così come Matt Damon, con l’unico neo che questa parte l’aveva già fatta…) e per una regia convenzionale ma tutt’altro che mal fatta.

Che i fratelli Weinstein stiano perdendo il loro fiuto?

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