Pleasantville

Un film di Gary Ross
con Tobey Maguire
Jeff Daniels
Joan Allen
William H. Macy
J.T.Walsh
scritto da Gary Ross
prodotto da Gary Ross per New Line Cinema

Un pò di Truman Show, un pò di Ritorno al futuro, una buona dose di effetti digitali e un cast indimenticabile: questa, sostanzialmente, la ricetta di Pleasantville, esordio alla regia del quarantatreenne Gary Ross, sceneggiatore affermato nella Hollywood che conta.

La miscela divertente ma per nulla stupida nasce e si sviluppa dal gioco di contrasti bianco e nero / colore, anni Cinquanta / anni Novanta, realtà / finzione per riflettere sul nostro tempo, sui media e su concetti filosofici decisamente profondi, in un calderone che detto così può far temere il peggio, ma che nel buio della sala si rivela ben amministrato, soprattutto – e non a caso – a livello di sceneggiatura. L’inizio della storia parte da un clichè piuttosto frequente nel cinema di serie B dei magnifici anni Ottanta: il protagonista Tobey Maguire (altrimenti noto come l’autostoppista di Paura e delirio a Las Vegas), adolescente con genitori divorziati e sorella antipatica, tanto intelligente ma disprezzato dalle compagne di scuola sulle quali avrebbe mire tutt’altro che culturali, ha una passione enorme per la vecchia serie televisiva Pleasantville. Una sera, grazie ad un mago – riparatore di telecomandi rotti – si ritroverà con sua sorella direttamente nella parte del protagonista della sua serie preferita, per scoprire poco per volta che il mondo reale, con tutte le sue contraddizioni, non è poi così male come sembra.

Posso capire che, con una trama del genere, il film non risulti sulla carta particolarmente attraente. Eppure, partendo dal presupposto che si tratta di una favolona ad elevato budget, Ross si allontana dagli stereotipi nel raccontare la sua storia, la rende anzi interessante ed imprevedibile nello sviluppo, inserendo qua e là pillole di saggezza che certo non derivano dai film di serie b degli anni Ottanta. A suo vantaggio giocano anche un cast eccezionale (William H. Macy, che dopo Fargo è meritatamente diventato come il prezzemolo nei film americani di un certo livello; J.T. Walsh, caratterista di lusso con un sacco di anni alle spalle; la splendida Joan Allen; Jeff Daniels, che a poco a poco sembra tentare di uscire dal vortice di Scemo e più scemo e di altre produzioni di bassissimo livello, per poter finalmente diventare l’attore che potrebbe essere scegliendo i copioni giusti) e un uso degli effetti speciali davvero notevole: l’alternarsi e il mescolarsi di bianco e nero e colore, da trovata divertente iniziale si trasforma ben presto nella precisa scelta di una rappresentazione di tipo simbolico finalizzata allo svolgimento stesso della storia. Senza contare che la qualità di questi effetti è veramente un piacere per gli occhi (da notare, in particolare, l’episodio del fuoco).

Nel complesso non si tratta di un capolavoro, ma sicuramente Pleasantville è un film da vedere, divertente, interessante e non certo banale. Magari le nostre opere prima fossero così…resta da chiedersi come mai un lavoro così “da Oscar” sia stato accolto tanto freddamente dall’Academy.

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