CELEBRITY

di Woody Allen, Usa, 1998
Kenneth Brannagh è l’ennesimo alter-ego di Allen, tra le nevrosi, le frustrazioni e le aspirazioni nella Grande Mela. Allen ormai sforna film alla velocità della luce, ed è più che consolidato il fatto che tutti, ma proprio tutti i suoi film siano parti integrabili di un discorso che se è passato dalle ansie da lettino alle canzoni, ora batte la strada della volgarità e dell’aggressività. Ma naturalmente, questo nulla toglie al valore del prodotto, che anche in questo film, nonostante la presenza un po’ forzata di alcuni clichés, resta molto alto. Un altra rappresentazione corale, un’ altra carrellata di attori, tutti bravi (delle vere e proprie celebrità) sostiene una sceneggiatura a tratti mozzafiato ed un ritmo leggerissimo che regge per tutta la durata del film. Il mondo delle star e degli intellettuali vacilla dietro la patina del successo. Nel film si intrecciano le vicende di personaggi provenienti dal mondo dello spettacolo (le star Melanie Griffith e Leonardo di Caprio), esponenti della cultura, modelle e artisti. Kenneth Brannagh copre il ruolo di uno scrittore che cerca il suo capolavoro, dopo due precedenti pubblicazioni prive di successo, che vive tra l’angoscia del proprio romanzo e relazioni sentimentali instabili dopo un infelice matrimonio. I suoi incontri, come il suo sguardo, vengono narrati dallo sguardo spietato, cinico e divertito di Allen, che non è mai moralista, ma sempre pronto a mettere in gioco anche se stesso e le proprie vicende pubbliche e private in un ambiente che non lascia scampo, oltreché le proprie incertezze ed insicurezze qui filtrate dal bravissimo Brannagh. Non sono poche le qualità di questo film, che sembra segnare quasi un punto di arrivo di Allen, in un’evoluzione del suo cinema cominciata con Mighty Aphrodite e proseguita con Tutti dicono I love you, e ormai dimentico di un umorismo sottile e completamente cerebrale e più diretto alla risoluzione del rapporto insanabile tra uomo e artista. Si è di fronte ad un’opera della maturità, se maturità può essere una parola nuova nel cinema di Allen (ma Allen è mai stato giovane?).

Cosimo Santoro

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