DRIVEN

Un giovane pilota di macchine da corsa, Jimmy Bly, spaventato dall’improvviso successo e dal carico di responsabilità che si ritrova sulle spalle, rischia di bruciare la sua promettente carriera. Il proprietario della scuderia per cui corre Jimmy, Carl Henry (Burt Reynolds), decide di affiancare al ragazzo un anziano pilota caduto in disgrazia e con delle rivincite da prendersi, Joe Tanto (Stallone).

Dopo incidenti di ogni tipo, non esclusi quelli sentimentali, il ragazzo risolverà i suoi problemi e il buon Tanto ritroverà quella fiducia in se stesso che, forse, aveva smarrito.
Torna il tandem composto dal finnico Harlin (in cabina di regia) e da Stallone (sceneggiatore), già insieme per il discreto Cliffhanger.

Se si riesce a mettere da parte la banalità della storia (il pilota esperto come padre spirituale del novellino) e i tremendi dialoghi scritti dal vecchio Sly, Driven è un frenetico action movie che può anche funzionare. Il merito è tutto del regista Harlin, autore dell’ottimo Spy, sicuramente il suo film più personale e riuscito, bocciato purtroppo da un immeritato insuccesso di pubblico. Psicologie elementari e recitazione da filodrammatica, ma immagini adrenaliniche, montaggio da togliere il fiato e un uso accorto dei trucchi digitali, fanno del film un’opera certamente non memorabile, ma che per spettacolarità si mangia in un boccone tutti gli altri film dedicati al mondo delle corse, a cominciare dal pessimo Giorni di Tuono di Tony Scott. Virtuosistica fotografia di Mauro Fiore (Lost Souls).

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