MALA EPOCA

di Nicolas Saad, Mariano De Rosa, Salvador Roselli, Rodrigo Moreno, Argentina, 1998, 35 mm.

con Pablo Vega, Daniel Valenzuela, Nicolàs Leivas, Diego Peretti

La terza proposta vista in concorso proveniente dal mondo delle scuole e delle università di cinema. Mala Epoca, dopo Moebius, dimostra gli sforzi della Universidad de Cine di Buenos Aires, nello scopo di creare un’educazione cinematografica completa, tra studi teorici e allo stesso tempo indirizzati verso gli sbocchi professionali. Il film è un lavoro di fine corso, fatto da quattro esordienti cui è stata data la possibilità di esordire nel mondo del cinema.

Raccontare quattro delle tante storie della vita cittadina, nella profonda differenza tra le classi sociali, l’integrazione degli immigrati, la problematica del lavoro, la corruzione e i soprusi del mondo politico. La Querencia, Vida y Obra, Està Todo Mal, Companeros, sono quattro episodi distinti e allo stesso tempo legati da uno sguardo schietto su un paese che naufraga.

Qualitativamente, la regia è discontinua, risente probabilmente della diversa abilità dei quattro esordienti. La Querencia si caratterizza per le sue atmosfere noir: la storia di un furto, di un omicidio involontario, di una fuga, di un incontro, un incrocio di sguardi col protagonista dell’episodio successivo e forse, idealmente, anche di tutti, in uno spazio e tempo che si fanno incerti e slegati. Un montaggio serrato scandisce la vicenda e tiene col fiato sospeso.

Companeros, l’ultimo episodio è quello più politico. La vittoria della sinistra alle elezioni nasconde dietro la speranza, la corruzione dell’uomo politico (il perbenissimo Celestini) e dei suoi collaboratori.

Vida y Obra e Està Todo Mal sembrano gli episodi meno riusciti, il fanomatico rapimento di un importante uomo pubblico l’uno, legato alla scoperta della sessualità di un adolescente, in un intreccio pieno di ingenuità e di incongruenze temporali, nonostante il chiaro proposito di spezzare la progressione lineare con inserti e flash back, la scoperta dell’umanesimo l’altro, in cui un operaio incontra un improbabile, quanto assolutamente non credibile Vergine che lo spinge alla solidarietà e alla fratellanza. La nuova parola portata dall’operaio nel cantiere in cui lavora crea proseliti e scatena l’ira del capomastro. L’operaio perderà la vita…Naturalmente ciò che propone non è più credibile.

Opera a tratti intensa, a tratti francamente inguardabile, Mala Epoca è da segnalare per la motivazione che la giustifica. L’urgenza che spinge a raccontare i problemi di un paese ancora terzomondista in cui dilaga la corruzione.

Cosimo Santoro

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